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2015-05-13

la poesia del mercoledì - Kinkankhoren

linkeroor
ik zou me niet laten ringeloren
dat had ik nog zo gezworen
rinkeloor
Buccinum undatum

2014-02-11

Tormenta















me visto más y más de menos palabras
masticando silencios duros de cristal
el tiempo se hace una larga espera sin final
se pobla de sueños que vierten su soledad de lagrimas
en el tejado de pizarra encima de mi cama
fuera sin cesar el aullido del viento me llama

2014-01-06

Dopo l'ibernazione


quasi avevo dimenticato il sibilo della capitale...

il tacchettare di migliaia di scarpe mi assale


2013-08-26

Chiodo fisso - in grayscale



Stanotte ho vagato in un sogno in grayscale. Vedevo gli altri in gradazioni di grigio, il che non è niente di speciale in un sogno. La cosa strana invece era che potevo "leggere" gli sentimenti sugli facci. Apparivano con un lento fade-in, fino a diventare cristallino: il grigiore ottuso del loro viso cambiava come se ci fosse applicato un filtro colorato, uno in rosso o arancia per i sentimenti cordiali, seppia per i ricordi gradevoli, blu verde per i pensieri più freddi o giallo smorto per l'indifferenza.
La scena è avvenuta in silenzio, cioè nessuno parlava, non bisognava più parole per il capire. C'era solo questa stria eterna dell'acufene che sottolineava gli immagini.
 

Vannacht waarde ik rond in een droom waarin ik anderen in zwart-wit zag. Dat is op zich niets bijzonders in een droom. Het vreemde was echter dat ik van alle gezichten de gevoelens lezen kon. Ze verschenen met een trage fade-in, tot ze glashelder werden: de doordeweekse neutrale grisaille van hun gelaat veranderde, er werd als het ware een fotofilter op toegepast, in rood of oranje voor warme gevoelens, sepia voor aangename herinneringen, blauwgroen voor de koelere gedachten, of vaalgeel voor onverschilligheid.
Het was een belevenis zonder klank, er waren ook niet langer woorden nodig voor het begrijpen, een enkele eeuwige streep tinnitus onderlijnde de beelden.

2013-08-13

un attimo vano



[Foto: nella cattedrale di Bayeux]


Mi trovo nel mezzo di una comparazione di cifre di sciopero per i paesi europei che sono tutte basate su realtà differenti e ancora una volta mi dico che con le cifre e le statistiche si può spiegare veramente tutto… all’inizio dell’estate al lavoro hanno deciso che come si suole fare oggi giorno nei media, dobbiamo anche noi produrre informazioni più veloci, semplici, attraenti che possono esser capite al volo, quindi mi tocca fare mappe d’Europa mostrando che la austerità non funziona, che la povertà cresce e anche la divergenza fra paesi e fra regioni nei paesi. E mentre sto perdendo tempo col disegnare grafici di una finta semplicità che già sono obsoleti prima di esser pubblicati, il mondo continua il suo giro, le stagioni avanzano e la vita rimane la vita, c’è solo il flusso delle ore, la luce che cambia, ombre proiettate, vento che soffia, cicale che friniscono.

2013-07-08

Chiodo fisso - Ronza l'estate



[Foto: un moro sphinx con una fame spaventosa si getta sulla lavanda nel mio giardino]

Finalmente il sole. Arriva sempre insieme con la “brocante de Roux-Miroir” e con questo è anche arrivata la sensazione di vacanza, di calore, d’incontri con i vicini di casa, vecchi amici con i quali pensavamo di aver perso il contatto. I potenziali clienti della nostra bancarella passano sorridente, scherzando, apprezzando la musica che li rammenta il loro paese o la gioventù. Uno dei nostri ospiti con la mania di riparazione fissa le cerniere delle portelle della cucina mentre qualcuno discuta il prezzo del gallo in eccesso del nostro pollaio. C’è un clima di benevolenza che si trattiene fino a tardi la sera. Le figlie hanno invitato le loro amiche e la casa è piena di gente giovane. C’è chi è in sella al monociclo, chi sul monopattino, sembra un alveare da cui partono per comprare abiti di seconda mano e tornate dal mercato delle pulci salgono a vestirsi e guardarsi allo specchio. Nel frattempo preparo il riso e faccio i sushi per cena. Brindiamo sul compleanno del vicino di casa e chiacchieriamo del più e del meno e il tempo passa. Poi, nel silenzio della notte l’alveare continua a ronzare. I grilli illusori prendono il sopravvento.

2013-03-05

Chiodo fisso - il sogno



Camminava sulla strada. C'era un buio denso. L’aria era carica di umidità e putrefazione. Contro un cielo color marrone macchiato di nuvole sporche emerse una mole grigio granito. Sentiva di esser arrivata a casa sua, anche se questa vasta casa in via di ristrutturazione stava nel mezzo di un terreno vago, deserto, senza altre costruzioni circostanti. Procedette ed entrò. Gli pareva di non essere sola, ma non riuscì ad immaginare chi la stava accompagnando. Percorse brancolando qualche stanza, intuendo la posizione dei mobili, riconobbe la vecchia grippina accanto all'acquario e arrivò alla scala. Qualcosa non quadrava nella scena: un fievole raggio di luna illuminò i gradini. Il legno era mangiato dai tarli e sbriciolato, i muri intorno scrollati: si trovava fuori, nell’umidità della notte fredda, stava aspettando qualcosa o forse qualcuno in un silenzio opprimente trafitto dal sibilare sempre più acuto nell’orecchio sinistro. Si aggrappò alla balaustrata della scala rovinata per arrivare al primo piano, sempre seguita da quest'ombra, fece il giro delle camere, passò nel corridoio e trovò un balcone a metà distrutto dalle intemperie. Il senso d’impotenza davanti alla devastazione la assalì e sentì corrersi un brivido per la schiena. Aprì la bocca per dire qualcosa alla sagoma sul denaro e sul lavoro sprecato e sulla fragilità di tutte le cose, ma le parole gli uscirono mute, senza che ne potesse capire il senso. Sembravano bolle di sapone che in un barlume assumono un riflesso iridescente per poi scoppiare silenziosamente nella staticità cupa del momento. E di scatto diventò chiaro chi era la persona astante.
Era quella vecchietta ossuta che aveva incontrato più volte nella casa di cura di sua madre, la piccola Clementina sempre cordiale che sorseggiava il suo vino bianco, sorrideva dolcemente, la complimentò teneramente con i suoi bei figli, e poi, dopo qualche bicchiere sviò la conversazione verso la sua cara nuora morta ben troppo giovane e il povero nipote rimasto quasi orfano e per finire, con un singhiozzo e gli occhi lucenti, implorò tutti a venire al suo funerale, a non mancare quest’ultima occasione di “vedersi” e di godere della bella musica che indubbiamente non sarebbe mancata, visto che aveva già indicato le sue preferenze al figlio.
Adesso si trovava di nuovo al pianterreno, dal lato del giardino e si mosse un po’ indietro per meglio vedere la facciata della casa ricoperta di muschi e licheni e avvertì una mano che si piantò sul suo braccio destro e per un momento la scambiò per una pacca sulla spalla da un caro amico. Mentre stava così immobile a indovinare come avrebbe proceduto ‘sta storia strana sospesa nel tempo e nel buio vischioso che si attaccava alla cornea dei suoi occhi e gli oscurava la vista con grandi macchie nere, percepì un tonfo e venne tirata indietro per una manica , scivolò e cadde, insieme alla vecchietta, nell’acqua.
Strana anche quell’acqua, pensò, perché nei dintorni della sua casa non c’era mica acqua, ma adesso che si immerse in quel liquido fangoso pensò al ruscello dietro il giardino dei suoi genitori, dove da ragazza andava a pesca di spinarelli, anche se ne restavano pochi a causa dell’inquinamento continuo proveniente delle acque di scarico  delle case e della fabbrica di piastrelle di cemento dietro il giardino. In qualche giorno d'estate piuttosto caldo, quando l’acqua era bassa, usava sistemarsi in mezzo al ruscello, su una siede le cui gambe affondavano nella melma. Scrutava così lo scorrere dell’acqua, aspettando che passasse qualche pesce, qualche anatra. Di tanto in tanto agitò il fondo fangoso con un bastone e venivano a gallo dei vermi rossi spinti dal loro rifugio. Si trovava sola in mezzo al gran niente, con il tempo annichilito. Solo il flusso dell'acqua sporca, il fruscio delle foglie del bambù e il vento che sapeva di ligustro e acque reflue.
E intanto sprofondava, e si meravigliò del sentire né freddo né umidità, come se quel corpo non fosse il suo, come se lo guardasse da distante. La vecchietta alle sue spalle non mollava la sua presa, e  con un certo distacco si domandò quando avrebbero toccato il fondo. Si immaginò una sostanza molle, argillosa.
E da quel fondo molle la sua mente saltò alla piscina della sua gioventù, dove usava tuffarsi, proprio nella parte per i bimbi, quella poco profonda, e -per chissà quale ragione- con la bocca aperta incocciò il fondo in cemento della vasca. Toccò quel fondo con l'incisivo destro e sentì una scossa fino al posteriore del cranio. Era successo tre, quattro volte e finì con una brutta infiammazione sulla radice del dente. Dovette farsi togliere il nervo e dopo un po' il dente diventò grigiastro e opaco. Era rimasta una delle grandi frustrazioni della sua adolescenza, la povera qualità di quel dente che non favoriva il sorriso. Il sorriso ormai ridotto a una smorfia quasi fosse colpa di una malattia mentale.
Adesso aprì la bocca che si deformò in una smorfia, la mancanza di ossigeno l'inebriò. Pensò che sarebbe bastato lasciarsi scivolare ancora un pizzico perché le mani lasciassero la presa irreprimibile, che una piccola vecchietta non poteva possedere tanta tenacità e non sarebbe stata in grado di ritenere il fiato più a lungo. Un vago timore velava il quadro, una scena immobile con una paura lenta, la paura di un'altra.
Ed in un fiato si rese conto di rivivere qualche altro sogno, quello che si era ripetuto tante volte nella gioventù: la madre -che infatti non guidava mai- fermò la macchina e scese per chiedere la strada per il suo paese -strada che conosceva benissimo- e la macchina si mise in moto da sola e puntò dritto nel canale, accanto al ponte di acciaio. Lei restò intrappolata nella macchina e sentì il ribollire dell'aria mentre ribollivano gli ultimi pensieri -per quanto fossero pensieri, sembrava piuttosto stupore, incredulità per tutte queste coincidenze improbabili. Sprofondò la macchina, e l'ultima cosa che vide fu l'acqua torbida che entrò per il finestrino. E quel incubo sì che faceva paura: si svegliò di soprassalto con uno spavento esistenziale .
Tuttavia rimaneva calma la paura attuale, era un rendersi conto delle cose irreversibili ed era quasi come il sollievo che si sente nel momento in cui, dopo un lungo viaggio, si arriva al destino. E sempre stavano sprofondando. Poi, con un gesto brusco provò a liberarsi dalla vecchietta, ma il movimento venne ridotto dalla pressione dell'acqua, si convertì in un gesto alla moviola e la presa persistette. Alzò lo sguardo e vide allontanarsi la superficie in un vago spazio riempito di fumo.
Assomigliò a quel fumo fitto dell'incenso dei funerali cui usava assistere al posto dei suoi, solo per porre un biglietto di condoglianze e che gli faceva sempre un effetto soporifero e faceva sì che non poté trattenersi dallo sbadigliare.
Ora restò un solo pensiero, che la mancanza d'ossigeno l'avrebbe stordita, una sciocchezza pensò, boccheggiò, sbadigliò, e notò che anche in quel buio denso, viscoso, penetrò quel sibilare onnipresente e soffocante.

2012-12-14

Chiodo fisso - alba strepitosa


Il tramonto vomita delle nuvole sanguinose sulla città. Nel sottopassaggio eccheggia il vociare degli altoparlanti e una raffica di tacchi come di un esercito di ceramica spinge la folla verso l’uscita. Già una sirena di un’ambulanza strepita nell’aria e la luce blu elettrica frantuma il riflesso scarlatto degli uffici. Le strade brillano per la pioggerella appena caduta. Il dondolare della borsa troppo pesante sul suo fianco le fa venire le vertigini. Il canto monotono metallico del semaforo la trapassa lasciandole la consapevolezza che un altro giorno attacca.