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2012-11-09

Saluti dal Belgio - commemorazione 10 novembre



Con passi da gigante è arrivato il mese di novembre. Già, è passato anche la commemorazione dei defunti - festa che si festeggia sempre meno, mi pare. Tuttavia, mi sembra una buona idea commemorare un mio connazionale, morto quattro anni fa e con cui lingua - il dialetto di Anversa - e poesia delle cose semplici della vita mi sento collegata.
Ecco il testo di una delle sue canzoni, allegra, un po' esotica, e anche un po' malinconica...
Ho scelto di accompagnarla con delle foto che ho fatte sul cimitero di Bruxelles nei primi giorni della primavera. Non è il porto di Anversa, e non ci si può sentire il vociare dei bar durante la notte, però mi sembra un posto dove passa gente di tutto il mondo, dove la natura pone l'accento sulla leggerezza dell'essere, con il verde delicato delle foglie giovani, il rosa dei ciliegi giapponesi e il gorgheggiare del pettirosso e della cinciallegra. 





Se dovessi morire non gettarmi in pasto agli squali,
ma ponimi sotto le pietre delle banchine
dove passa gente di tutto il mondo
e la vita canta in tutte le lingue esistenti.
Lasciami riposare tra greci e scandinavi,
lasciami dormire sotto le pietre di un porto.

Se dovessi morire nella mia ultima primavera(*),
non piangermi, divertiti con i miei ultimi soldi.
Non voglio un mausoleo, è troppo grande e non mi serve
e per un cadavere è un affare troppo costoso.
Lasciami riposare tra greci e scandinavi,
lasciami dormire sotto le pietre di un porto.

Se dovessi morire non mi seppellire.
Ponimi sotto le pietre di un porto
che possa sentire le voci di tutti i bar
quando la vita canta al chiaro di luna.
Lasciami riposare tra greci e scandinavi,
lasciami dormire sotto le pietre di un porto.

Se dovessi morire non versare preghiere,
non chiedere spiegazioni agli dei del passato.
Perché lamentarsi? Bisogna morire,
ma è tan fredda e troppo silenziosa una sepoltura decorosa.
Se dovessi morire, amici, non mi gettare in pasto agli squali,
lasciatemi riposare sotto le pietre delle banchine.

(*) nel testo in dialetto dice "lengte", che literalmente vuole dire statura, però penso che qui "lengte" si riferisce a "lente", ovvero primavera. nel dialetto di Anversa i suoni "ente" e "ante" sono spesso pronunciati "engte" e "angte"

2012-04-27

Saluti dal Belgio - Het zesde metaal - Ploegsteert





Foto: Wannes Capelle e moglie, De Standaard

Si siede in un angolo nel treno delle 7:57, inserisce l’ipod nelle sue orecchie ed è come tornare a casa dopo un secolo in esilio. Ritorna al punto in cui aveva lasciato la sua lingua, le parole della gioventù, soltanto che ora è meglio, tanto meglio di quel passato buio in cui l’hanno domata e insegnata ad abbandonare il suo dialetto, le poesie e il ritmo della semplice quotidianità per imparare la lingua del progresso, della cosiddetta civiltà. E quasi si vergogna di non averlo conosciuto prima, quel giovane cantautore, Wannes Capelle degli Zesde Metaal che ha scelto di esprimersi con virtuosità ingenua nel suo dialetto delle Fiandre.
Sembra che la “kleinkunst” degli anni settanta finalmente sia scoppiata dalla camicia di forza del “algemeen beschaafd”, che sia cresciuta fino all’altezza vertiginosa del linguaggio poetico del popolo, senza fronzoli, senza vincoli di stile. Riascolta “Ier bie oes” e “Ge zwiegt” e un attimo pensa che la magia forse sta nel particolare modo di accostare parole in frasi che lei stessa mai avrebbe potuto immaginare, pronunciare. Continua guardando dal finestrino del treno mentre echeggia nella sua mente “de woorden zijn met veel te veel, ge krijgt ze door uw keel niet”.

Kleinkunst: Composizione con testo (poetico) in neerlandese, si riferisce alla canzone fiamminga - spesso in stile folk – molto popolare negli anni settanta
Algemeen (beschaafd) Nederlands: Lingua standard neerlandese
Ier bie oes: Hier bij ons: dalle nostre parti
Ge zwiegt: Je zwijgt: stai zitto
De woorden zijn met …. : Le parole sono troppo numerose, non riesci a strizzarle dalla gola.