Ecco la mia collezione di sogni, pensierini, fotografie, storielle, musiche e citazioni.
Nonostante aggiorni queste pagine solo sporadicamente a seconda dell'ispirazione, del mio stato d'animo e delle circostanze, ho l'intenzione di caricare ogni inezia che possa far durare il viaggio nella mente.
chi siamo noi per giudicare della tua vita?
diciamo "una spreca, insensata"
chi siamo noi per sentenziare con sufficienza?
hai perso il filo tanti anni fa
giravi intorno, tastando il muro dell'esistenza
adesso ce l'hai fatta, hai trovato l'uscita
Con passi da gigante è arrivato il mese di novembre. Già, è passato anche la commemorazione dei defunti - festa che si festeggia sempre meno, mi pare. Tuttavia, mi sembra una buona idea commemorare un mio connazionale, morto quattro anni fa e con cui lingua - il dialetto di Anversa - e poesia delle cose semplici della vita mi sento collegata. Ecco il testo di una delle sue canzoni, allegra, un po' esotica, e anche un po' malinconica... Ho scelto di accompagnarla con delle foto che ho fatte sul cimitero di Bruxelles nei primi giorni della primavera. Non è il porto di Anversa, e non ci si può sentire il vociare dei bar durante la notte, però mi sembra un posto dove passa gente di tutto il mondo, dove la natura pone l'accento sulla leggerezza dell'essere, con il verde delicato delle foglie giovani, il rosa dei ciliegi giapponesi e il gorgheggiare del pettirosso e della cinciallegra.
Se
dovessi morire non gettarmiin pasto agli squali,
ma ponimisottole pietre
delle banchine
dove
passa gente di tutto ilmondo
e la vita canta in tutte le lingueesistenti.
Lasciami riposare tragrecie scandinavi,
lasciami
dormiresotto le pietredi un porto.
Se
dovessi morirenella miaultima primavera(*),
non
piangermi, divertiticon i miei ultimi soldi.
Non
voglioun mausoleo, è troppogrande e non mi serve
e
per un cadavereè un affare troppo costoso. Lasciami riposare tragrecie scandinavi,
lasciami
dormiresotto le pietredi un porto.
Se
dovessi morirenon miseppellire.
Ponimisottole pietre
di un porto
che
possasentire
le vocidi tutti i bar
quando la vitacantaal chiaro
di luna.
Lasciami riposare tragrecie scandinavi,
lasciami
dormiresotto le pietredi un porto.
Se
dovessi morirenon versarepreghiere,
non
chiederespiegazioniagli deidel
passato.
Perchélamentarsi? Bisogna
morire,
ma
è tanfreddae tropposilenziosa
una sepoltura decorosa. Se dovessi morire,amici, non migettarein pasto agli squali,
lasciatemiriposaresotto le pietredelle banchine.
(*) nel testo in dialetto dice "lengte", che literalmente vuole dire statura, però penso che qui "lengte" si riferisce a "lente", ovvero primavera. nel dialetto di Anversa i suoni "ente" e "ante" sono spesso pronunciati "engte" e "angte"
Per la maggior
parte della gente l’estate non è esattamente un periodo che inspira pensieri
di commemorazione, però per qualcuno sarà diverso. Per esempio per i parenti dei morti
della strage di Bologna, oramai già 32 anni fa. Anche per mia madre, che ha
perso il marito in una calda giornata estiva di dieci anni fa. E ora anche per la
nostra vicina. C’è nel cielo troppo blu un vuoto inspiegabile che neanche il
calore dell’estate riesce a cancellare.
Che strano commemorare una persona
che abbiamo conosciuto soltanto di recente, con chi abbiamo parlato, scherzato,
assaggiato qualche buona birra. Eppure avevamo l’impressione di conoscerlo da tempo: era
simpatico, un uomo raggiante, sensibile e attento e con un umorismo caustico tipicamente
britannico. Qualcuno che era semplicemente se stessa. Semplicemente Paul, con il suo
sorriso d’oro. Così me lo ricorderò. Ieri ho guardato la sua foto e gli ho
dedicato un brindisi.
Oggi, pensando a
lui – pare esser stato un amatore della musica folk – ho anche commemorato
quel monumento della nostra musica folk, che mi sembra aver molto in
comune con lui: Wannes van de Velde, e la sua canzone “Daar is em terug” (eccolo
di ritorno) - una canzone nata dopo un lungo periodo di malattia in cui Wannes non aveva
potuto cantare.
E il calore della
sua voce, la sua padronanza assoluta della lingua della sua regione riempiono
il mio cuore e mi riportano all’estate.
Ier is 'em trug
'k Eb langen tijd
bekan drei jaar ni miêr gezoenge
ni miêr gedreven
oep de vleugels van de ziel
'k eb 'em gemist
de ronde klaenk van volle loenge
meh unnen asem
diê kon draaie lak e wiel
en 'k eb gewacht en
veul gedocht en veul gezwege
oemda 'k
wel moest m'n blóed was muug 't was uitgeteld
mor da's
vörbij 'k gon wer verdwale langst de wege
meh m'n
gitaer 'k eb 'er te laenk ni oep gespeld
Ier is 'em
trug...
ier is 'em
trug meh z'ne móed en z'n twiê aenden
ier is 'em
trug
ier is de
zanger meh' z'n stem en ze veraal
ne muzikalen Don
Quichote der liêge laende
oep z'nen deurtocht
langs de wege van de taal
Óe zou et kome da ne
mens persé wild vechte
tege ne nacht
diên iederiên te wachte sta
geloêfd me
vrij 'k eb 'em gezing 't is ginne slechte
ik zag e laend
worin da pijn ni miêr besta
en 'k eb
gezee lot oe mor gaan goh nah ni klage
en zing et
lieke van "oh death where is thy sting"
mor m'nen
tijd was lak ge zie nog ni' voldrage
'k eb in de
spiegel nog gin engele gezing
En a is
trug...
ier is 'em
trug meh z'ne móed en z'n twiê aenden
ier is 'em
trug
ier is de
zanger meh' z'n stem en ze veraal
ne muzikalen Don
Quichote der Liêge Laende
oep z'nen deurtocht
langs de wege van de taal
Ne mens goh' doêd zoe
góe as dat 'em wörd gebore
den
boêt lee kleer en de mashiene zen gesmeerd
a' ge me
vraagd "is 'er dan zoeveul on verloren
en is da
leven al die nobele moeite weerd"
dan zeg ek
"ja" al kund'er aenders over peize
't is e
mirakel wor da w'ier in zen belaend
e monument
vol onbegrensde paradijze
meschin
absurd mor zjust döroem zoe interessaent
Dus is em
trug...
ier is 'em
trug meh z'ne kop en al z'n taenden
ier is 'em
trug
ier is de
zanger meh' z'n blóed en ze kabaal
ne muzikalen Don
Quichote van alle laende
oep z'nen
deurtocht langs de kroenkels van de taal
[traduzione in
italiano: isa di pisa]
Eccolo di
ritorno
Wannes van
de Velde (1937-2008)
E da tanto
tempo, da tre anni che non canto
che non
aleggio sulle ali dell’anima
mi è mancato
il suono tondo di polmoni pieni
con loro fiato
che girava come una ruota
e ho atteso
e assai ho pensato assai ho taciuto
perché
bisognava, il mio sangue era stanco, esaurito
ma ora è
passato, me ne vado a vagare per le strade
con la
chitarra che da troppo tempo non ho suonato
Eccolo di
ritorno…
eccolo di
ritorno con il suo coraggio e le sue due mani
eccolo di
ritorno
ecco il
cantante con la sua voce e la sua storia
un Don
Chisciotte musicale dei paesi bassi
in cammino sulle strade della sua lingua
Ma come mai
l’uomo vuole battere per forza
una notte
che ci sta aspettando tutti
credetemi
pure, l’ho vista e non è così male
ho visto un
paese in cui non c’è più dolore
e ho detto
lasciati andare non ti lamentare
e canta la
canzone di “oh death where is thy sting”
però, come
vedi, la mia ora non è ancora arrivata
ancora non
ho visto degli angeli nello specchio
Ed eccolo di
ritorno…
eccolo di
ritorno con il suo coraggio e le sue due mani
eccolo di
ritorno
ecco il
cantante con la sua voce e la sua storia
un Don
Chisciotte musicale dei paesi bassi
in cammino sulle strade della sua lingua
L’uomo muore proprio come nasce
la barca è
pronta e i motori son oliati
se mi
domandi “ci costa così tanto,
ma vale poi
tanto nobile sforzo ‘sta vita?”
allora ti
dico di sì anche se la pensi diversamente
è un
miracolo in cui siamo capitati
un monumento
colmo di paradisi illimitati
forse
assurdo, ma proprio per questo tanto interessante
Quindi
eccolo di ritorno...
eccolo di
ritorno con la sua testa e tutti i suoi denti
eccolo di
ritorno
ecco il
cantante con il suo sangue e il suo baccano