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2014-05-16

Prossimamente anche inumazione online?

Può sembrarti strano questo titolo, ma credo che ben presto ci sarà presentato quel servizio online, in cima a tutti gli altri. Sempre più ci allontaniamo della vita -quella reale- perciò anche della morte e scegliamo la strada del cyberspace. Per la prima volta in vita mia ho inviato un messaggio di cordoglio tramite la home page dei servizi funebri. E mi è sembrato completamente fuori del mondo. Di colpo mi sono domandata se esiste questa cosa poco naturale anche in Italia? Non ho dovuto cercare a lungo. Adesso è diventato talmente facile tenersi a distanza dei sentimenti ed avere un approcio pratico. Come funziona ? Aprire la pagina dei servizi funebri, scegliere "condoglianze online" nel menu, poi scegliere il tuo defunto e fare clic sul pulsante "invia un messaggio di cordoglio". Niente di più facile, perché hanno anche pensato ad elencare le frasi fatte di cordoglio. Solo bisogna ancora mettere il tuo nome e hai evitato di dover essere vicino alla famiglia ed onorare il defunto in persona. Niente sentimenti, niente perdita di tempo. Che meraviglia la tecnologia!

2013-09-27

La galleria Oblivion non è mai chiusa

Nemmeno la notte.
Quando la luna si nasconde dietro le nuvole e le luci sono spente, le pareti sembrano di un verde muschio da foresta vergine incantata. Le ombre cadono come un abito di velluto morbido che attenua il rumore dei passi di un vecchio visitatore.
Di giorno sta solo
nella stanza della casa di riposo, lo sguardo fisso sui fantasmi del passato. É uno di tanti che un giorno hanno perso la chiave o la strada per casa, poi hanno perso la pazienza, l'affetto, i nomi e le facce dei conoscenti, amici, famigliari e perso perfino le parole, sono rimasti indifesi a dover subire il trattamento da qualche sconosciuta poco compiacente che con la mano secca della fretta e dell'indifferenza li lava, li dà da mangiare, li spinge verso la finestra per guardare la vita che scorre, li rimette al letto troppo presto.
Qualche volta di notte 
la sua mente muta si sveglia e comincia a vagare per le strade della città. Cammina per ore senza sentire la fatica e capita di fronte alla galleria Oblivion. Lui non dice "Oh", che non riesce neanche più a pronunciare i suoni per quanto semplici. La porta si apre da sola, la soglia si abbassa per invitarlo ad entrare. Nel corridoio le parete di muschio lo guidano dolcemente fino ad una porta che dà sul giardino. In fatti non è un giardino, è molto più grande, è un immenso prato. Ci crescono migliaia di parole libere e frusciano nella brezza. Si allegano per formare frasi chiare e oscure, tremendi e confortanti, frasi di circostanza, di promesse, colorate, crude e dolci. Il vecchio sembra riconoscerle, le guarda con tenerezza, le accarezza e le coglie. Ne coglie un mazzo che appena riesce a portarlo. Poi, rimbambito, sorride sereno e se ne va a piccoli passi. La porta della galleria si chiude dietro lui, dandogli una pacca sulle spalle e augurandogli la buona notte.
All'alba si sveglia nel suo letto troppo bianco e il suo sguardo sperduto si ferma sul tavolino e su un bel gran mazzo di fiori. Li annusa e pensa fra sé e sé: "m-i-e-l-e".

2013-09-24

la galleria Oblivion

C'era una volta una galleria 
che attirava gente in cerca dei ricordi persi.
Ci arrivavano sempre per caso, passeggiando per le strade di una città che una volta era famosa per i sui pittori e scrittori, le sue botteghe artigianali e la sua cucina straordinaria che si giovava delle ricette migliori di tutto il mondo. Purtroppo nell'era della globalizzazione la città era diventata un fantasma del passato glorioso e se riusciva  ancora a sedurre era probabilmente grazie a quel vago ricordo di mondanità.
La galleria si chiamava "Oblivion"
e dalla strada non si poteva dire se era una galleria o un vecchio negozio un po' squallido rimasto senza clienti da qualche decennio. Nella vetrina giaceva una strana collezione di oggetti di tutte le origini, prevalentemente coperti da uno strato di polvere e legati fra loro da sottili fili di seta attaccatici da un povero ragno in attesa di qualche mosca dispersa che avrebbe la bontà di intrappolarsi nella rete.
Gli oggetti nella vetrina
si conoscevano bene. Anche se l'uno restava immobile accanto all'altro, avevano un passato comune e formavano un insieme nel senso che tutti portavano un nome che era rispettato dagli altri e che ognuno conosceva il suo posto e le sue responsabilità. Nella loro inerzia e diversità formavano un'unità salda e decisa e quest'unità veniva sottolineata da un enorme "O" dorato che risplendeva sulla vetrina.
"Oh", esclamò una sconosciuta
in cerca dei propri ricordi e si fermò sul marciapiede, scrutando la vetrina. Improvvisamente i suoi occhi si illuminarono. Accanto a un cavalluccio marino essiccato e verniciato il suo sguardo si posò su un libretto verdastro con un disegno di un tordo bottaccio. Il tordo sentendo lo sguardo accarezzare le sue ali, si mise a cantare la storiella scritta nel libro. E mentre cantava il tordo il mondo intero restava in silenzio. Le ultime note suonate, la sconosciuta si voltò e sparì soddisfatta del rincontro con il libretto.

Benvenuti alla galleria Oblivion. 
Ognuno può entrarci.
Ci sono stata anch'io e ci ho passato tanto tempo rincontrando tanti ricordi, polverosi come freschi di bucato, dolorosi come pittoreschi e di broccato.

2013-09-05

Saluti dal Belgio – ‘n autra goccia di vilenu




Menen, la città che dichiara sul suo sito che è "grensverleggend", cioè innovativa.

Nel giornale di oggi leggo che dal 1 gennaio 2014 i funzionari del comune di Menen, dovranno parlare neerlandese con tutti i cittadini. Niente di anormale si può pensare, visto che Menen è un comune in Fiandra occidentale e in questa parte del Belgio la lingua amministrativa è il neerlandese. Ma perché bisogna introdurre una regola così ovvia si sono domandati i giornalisti? Lo spiega il sindaco, Martine Fournier: oggi giorno è più la regola che l’eccezione che i funzionari aiutano gli immigrati dalla Francia e dalla Vallonia nella loro lingua, però in senso stretto la legislazione linguistica impedisce quella pratica. Vale dire che ben presto, se i nuovi immigrati non riescono a spiegarsi in neerlandese, dovranno farlo con le mani o utilizzando iconi. Il ministro fiammingo dell’integrazione Geert Bourgeois (NVA) ha dichiarato che è un’ottima idea.

Naturalmente vogliamo che la legge viene rispettata, ma sono dei piccoli articoli del genere che influiscono sempre di più la mente della gente nelle Fiandre. È il veleno insidioso che ci servono già da anni e che rende i cittadini gretti e incita all’odio verso tutti quanti che non parlano la propria lingua. Perfino quest’estate, durante le mie vacanze in Francia mi ha raccontato un francese che un giorno facendo un giro turistico a Brugge, con i suoi compagni si è seduto su una terrazza di un bar r ha voluto ordinare una birra. Il cameriere del bar ha voluto obbligarlo a farlo in neerlandese. È rimasto sbalordito e se n’è andato senza spendere un centesimo. Ero d’accordo con lui e mi sono anche scusata per il comportamento dei miei connazionali. Ho provato a spiegare che viviamo in un paese piccolo di mente e allo stesso tempo molto surrealistico. Ché virgogna...