2013-09-24

la galleria Oblivion

C'era una volta una galleria 
che attirava gente in cerca dei ricordi persi.
Ci arrivavano sempre per caso, passeggiando per le strade di una città che una volta era famosa per i sui pittori e scrittori, le sue botteghe artigianali e la sua cucina straordinaria che si giovava delle ricette migliori di tutto il mondo. Purtroppo nell'era della globalizzazione la città era diventata un fantasma del passato glorioso e se riusciva  ancora a sedurre era probabilmente grazie a quel vago ricordo di mondanità.
La galleria si chiamava "Oblivion"
e dalla strada non si poteva dire se era una galleria o un vecchio negozio un po' squallido rimasto senza clienti da qualche decennio. Nella vetrina giaceva una strana collezione di oggetti di tutte le origini, prevalentemente coperti da uno strato di polvere e legati fra loro da sottili fili di seta attaccatici da un povero ragno in attesa di qualche mosca dispersa che avrebbe la bontà di intrappolarsi nella rete.
Gli oggetti nella vetrina
si conoscevano bene. Anche se l'uno restava immobile accanto all'altro, avevano un passato comune e formavano un insieme nel senso che tutti portavano un nome che era rispettato dagli altri e che ognuno conosceva il suo posto e le sue responsabilità. Nella loro inerzia e diversità formavano un'unità salda e decisa e quest'unità veniva sottolineata da un enorme "O" dorato che risplendeva sulla vetrina.
"Oh", esclamò una sconosciuta
in cerca dei propri ricordi e si fermò sul marciapiede, scrutando la vetrina. Improvvisamente i suoi occhi si illuminarono. Accanto a un cavalluccio marino essiccato e verniciato il suo sguardo si posò su un libretto verdastro con un disegno di un tordo bottaccio. Il tordo sentendo lo sguardo accarezzare le sue ali, si mise a cantare la storiella scritta nel libro. E mentre cantava il tordo il mondo intero restava in silenzio. Le ultime note suonate, la sconosciuta si voltò e sparì soddisfatta del rincontro con il libretto.

Benvenuti alla galleria Oblivion. 
Ognuno può entrarci.
Ci sono stata anch'io e ci ho passato tanto tempo rincontrando tanti ricordi, polverosi come freschi di bucato, dolorosi come pittoreschi e di broccato.

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