Menen, la città che dichiara sul suo sito che è "grensverleggend", cioè innovativa.
Nel giornale di oggi leggo che dal 1 gennaio 2014 i funzionari del comune di Menen, dovranno parlare neerlandese con tutti i cittadini. Niente di anormale si può pensare, visto che Menen è un comune in Fiandra occidentale e in questa parte del Belgio la lingua amministrativa è il neerlandese. Ma perché bisogna introdurre una regola così ovvia si sono domandati i giornalisti? Lo spiega il sindaco, Martine Fournier: oggi giorno è più la regola che l’eccezione che i funzionari aiutano gli immigrati dalla Francia e dalla Vallonia nella loro lingua, però in senso stretto la legislazione linguistica impedisce quella pratica. Vale dire che ben presto, se i nuovi immigrati non riescono a spiegarsi in neerlandese, dovranno farlo con le mani o utilizzando iconi. Il ministro fiammingo dell’integrazione Geert Bourgeois (NVA) ha dichiarato che è un’ottima idea.
Naturalmente vogliamo che la legge viene rispettata, ma sono dei piccoli articoli del genere che influiscono sempre di più la mente della gente nelle Fiandre. È il veleno insidioso che ci servono già da anni e che rende i cittadini gretti e incita all’odio verso tutti quanti che non parlano la propria lingua. Perfino quest’estate, durante le mie vacanze in Francia mi ha raccontato un francese che un giorno facendo un giro turistico a Brugge, con i suoi compagni si è seduto su una terrazza di un bar r ha voluto ordinare una birra. Il cameriere del bar ha voluto obbligarlo a farlo in neerlandese. È rimasto sbalordito e se n’è andato senza spendere un centesimo. Ero d’accordo con lui e mi sono anche scusata per il comportamento dei miei connazionali. Ho provato a spiegare che viviamo in un paese piccolo di mente e allo stesso tempo molto surrealistico. Ché virgogna...
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