2013-09-27

La galleria Oblivion non è mai chiusa

Nemmeno la notte.
Quando la luna si nasconde dietro le nuvole e le luci sono spente, le pareti sembrano di un verde muschio da foresta vergine incantata. Le ombre cadono come un abito di velluto morbido che attenua il rumore dei passi di un vecchio visitatore.
Di giorno sta solo
nella stanza della casa di riposo, lo sguardo fisso sui fantasmi del passato. É uno di tanti che un giorno hanno perso la chiave o la strada per casa, poi hanno perso la pazienza, l'affetto, i nomi e le facce dei conoscenti, amici, famigliari e perso perfino le parole, sono rimasti indifesi a dover subire il trattamento da qualche sconosciuta poco compiacente che con la mano secca della fretta e dell'indifferenza li lava, li dà da mangiare, li spinge verso la finestra per guardare la vita che scorre, li rimette al letto troppo presto.
Qualche volta di notte 
la sua mente muta si sveglia e comincia a vagare per le strade della città. Cammina per ore senza sentire la fatica e capita di fronte alla galleria Oblivion. Lui non dice "Oh", che non riesce neanche più a pronunciare i suoni per quanto semplici. La porta si apre da sola, la soglia si abbassa per invitarlo ad entrare. Nel corridoio le parete di muschio lo guidano dolcemente fino ad una porta che dà sul giardino. In fatti non è un giardino, è molto più grande, è un immenso prato. Ci crescono migliaia di parole libere e frusciano nella brezza. Si allegano per formare frasi chiare e oscure, tremendi e confortanti, frasi di circostanza, di promesse, colorate, crude e dolci. Il vecchio sembra riconoscerle, le guarda con tenerezza, le accarezza e le coglie. Ne coglie un mazzo che appena riesce a portarlo. Poi, rimbambito, sorride sereno e se ne va a piccoli passi. La porta della galleria si chiude dietro lui, dandogli una pacca sulle spalle e augurandogli la buona notte.
All'alba si sveglia nel suo letto troppo bianco e il suo sguardo sperduto si ferma sul tavolino e su un bel gran mazzo di fiori. Li annusa e pensa fra sé e sé: "m-i-e-l-e".

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