(mar ionio all'alba)
Già finito, il viaggio ad Ithaca. All’andata ci siamo sdraiati
sul ponte del traghetto strapieno e durante la notte abbiamo sentito la brezza
del mare Adriatico che poco a poco stava facendo spazio per quella del mar Ionio.
Strano che non abbia provato meraviglia per il sole che stava salendo sopra le
isole, solo ho notato che il mare era come di oro liquido, viscoso. Ho sentito pesce
e sale, e più tardi origano, timo, menta, polvere. Un ricordo vago del
paesaggio montagnoso, qualche spiaggia bianca e azzurra. Una partita di scacchi
o di whist e tanti ciottoli unici trovati. Il fico maturo colto fresco dal
sole, l’acqua freschissima dalla fonte e al tramonto il profumo del gelsomino. La
padrona di casa che prima di tuffarsi nelle onde ci lasciava le chiavi della
macchina e della casa, dicendo in olandese zoppo che non si sapeva mai se il
mare la avrebbe bevuta.
Il
viaggio di ritorno in furgone da Brindisi, i campi di terra rossa pugliese, trulli
di pietra, vecchi uliveti sinuosi che sembravano tanti vecchi amici, campi di
pannelli solari, campi di camper e villaggi turistici, spiagge con campi di
ombrelloni lo sfilare delle strisce bianche caselli autostradali luce che
cambia giornata che scivola e scivola via e un singhiozzo sotto pelle alla
frontiera, lasciando alle spalle il bel paese.
non resta che cantare ancora
non resta che cantare ancora

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