2012-09-05

Fine stagione


Ormai è la fine della stagione dei cetrioli. E ricominciata la scuola e ricomincia la stagione delle riunioni al lavoro. Riunioni di pianificazione, gruppi di lavoro, team-building... Facciamo il brainstorming per poter affrontare le domande sul futuro del nostro lavoro: Saranno ancora validi i sindacati nel 2020? Come immaginarsi un europa sociale se ci aspetta un periodo di decrescità? Ci facciamo domande sulla validità delle legge, del dialogo sociale. Le parole, le domande sulla lavagna cominciano a crescere sinuosamente come cetrioli in tutti sensi. Sembrano strisciare giù sul suolo, invadere la sala, si attorcigliano attorno ai piedi delle sedie, si arrampicano sui vetri del corridoio provando a convincermi dell’utilità di quest’esercitazione. Mi congedo dai colleghi per scappare alla stazione, into real life, quella della gente comune che lavora a cottimo oppure di cervello, ma non troppo perché deve lavorare per sopravvivere e non c’è tempo da farsi domande su validità, senso o importanza, solo svegliarsi, lavorare e buonasera. E con l’andar del treno, il vociare della gente al telefonino, mi viene in mente qualche articolo della cronaca: quel furto di vacche scannate nottetempo sul prato, quella raccolta furtiva di un campo di zucche che non ne restava nemmeno uno spicchio. Il racconto di quel contadino che dice: sono tornati i tempi di prima che dopo la raccolta la gente passa a prendere le patate che restano sul campo.
Mi sa che sia già cominciata la decrescità. Solo resta da sperare che sarà una decrescità felice. La felicità. Parola strana. Parola scarsa sulle lavagne delle riunioni.

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