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| luz blanda, tracce di una vita[e] passata |
Nel treno delle 7:57 quasi deserto.
Un’ombra scura davanti alla finestrina.
La luce mattutina sommerge la carrozza.
Sul tavolino un foglio bianco.
Sembra più candido che bianco.
L’ombra tiene nella mano destra una penna.
La mano trema.
Nella luce la mano e la penna tremano.
Il foglio immobile splende nella sua bianchezza.
La sagoma sospira, il treno parte.
La mano pone la penna sul tavolino.
Le dita della mano destra si muovono.
Iniziano a tamburellare.
Tamburellano con la stessa cadenza delle ruote sui binari.
Ballano le dita, si avvicinano alla penna.
Fanno un giretto, si stendono per toccarla.
Il treno scuote.
Il movimento va in bianco.
La mano adesso carezza il mento della sagoma.
Contro il lustro del sole si stagliano le dita.
L’indice per un attimo riposa sulle labbra.
La mano si riavvicina alla penna, stavolta l’afferra.
La mano tiene la penna come se tenesse un coltello.
Punta verso il bianco del foglio.
Poi, lesto, graffia uno scarabocchio.
La frizione dei freni, rumore bianco.
La sagoma si alza e corre.
Lascia che cada il foglio.
C’è scritto La solitudine si veste di rumori bianchi.

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