2012-06-14

Chiodo fisso - La vecchietta dagli occhi luccicanti


Era da tempo che non la vedevo, la vecchietta che sedette nell'angolo vicino all'uscita del carro di seconda classe del treno. Oggi era presente, e come? Sembrava perfino invecchiata di dieci anni, si mosse ancora più lentamente del solito, e mi pareva che i suoi occhi non badassero alla realtà circondante, bensì vagassero mirando nella propria testa, scrutando i propri pensieri. Sentii come una scossa da un impulso elettrico e capì l'essenza dell'invecchiare: la lentezza che poco a poco si insedia nei movimenti, che frena i gesti fino a rimanere immobile e a volgersi indietro, tornare nel tempo, nei ricordi. Mentre il corpo continua ad avvizzire, la mente si ferma su qualche scatto, qualche minuzia della quotidianità: il mendicante con la fisarmonica che sta suonando "if I were a rich man" o quello che interpreta "autumn leaves" un giorno d'estate, la ultima foglia rosso fuoco strappata dall'albero in un volo libero, un dito che sta disegnando (chissà cosa?) sul finestrino appannato del treno.
La vecchietta sorrise assortamente. Poi il suo sguardo tornò a sé, si diresse verso il mondo, guardò il viso del vecchio seduto di fronte a lei. Sembrò riconoscere un ragazzo che da sedicenne le sarebbe piaciuto conoscere, anche se i suoi capelli adesso erano d'argento e i suoi occhi neri un po' stanchi, lo riconobbe, sì, e gli sorrise, fiduciosa.

-Ciao, come stai? -Ciao, come va la vita? E lei: -Scorre, la vita, scorre. Ridacchiano entrambi. Svolto lo sguardo che si ferma sullo sparviere che per un momento resta sospeso nell'aria, poi, senza muovere neanche una penna, viene spinto verso l'alto, fino ad atterrare in cima ad un palo.

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