La mia figlia che si fà di libri ne ha combinata un'altra. Alle 12:30 mi chiama, ha appena finito l'esame di storia, ha perso il bus delle 12:13 per tornare fino a Hamme-Mille, dove devo andare a prenderla. Ed ecco che mi chiede se può andare alla Fnac, vuole comprarsi - come posso immaginarmelo - un altro libro. Le dico "Okay, se ti sbrighi per non perdere il bus seguente", ma infatti avrei dovuto dire di no, perché, durante gli esami, meglio che lei non sia tentata di leggere (ancora di più!). Ha una mezza giornata per studiare la materia per l'indomani, e nella sua mente sembra un’eternità, quindi decide di arrendersi alla sua curiosità e leggere già un capitolo, … poi un altro…
E vedi che ce l’ ha fatta: ha preso il bus del 13:13, ed è perfino scesa alla fermata di Hamme-Mille, dove la trovo, insieme alla sorella. Nella macchina, lei tiene una busta della Fnac, e legge nel libro, la sorella si riposa. Arrivate a casa tutto sembra normale, fino a quando la vedo trottare, cercando dappertutto, poi si ferma e mi dice con uno sguardo spaventato: “hai notato se avevo la mia borsa in macchina?”.
Non ho bisogno di una parola di più: mi ricordo troppo bene che a dicembre aveva perso il portafoglio alla stazione di Lovanio, e poi che a marzo aveva lasciato un sacchetto con il costume da bagno e un asciugamano alla stazione del bus a Hamme-Mille…
Faccio lesto lesto, trovo sulla rete il numero della farmacia accanto alla fermata del bus, e comando: “adesso tu telefoni, ti scusi e domandi se vogliono per favore verificare se la tua borsa c’è ancora”. Obbedisce, ma non si esprime in modo cortese. Addirittura, sembra aver disimparato il francese, ma per fortuna, dopo un attimo, la farmacista le dà la buona notizia: la borsa c’è ancora, e possiamo andare a prenderla.
Stavolta l’ ha scampata bella, ma mi domando quante me ne combinerà ancora…
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