2010-06-12

Saluti dal Belgio - Il complesso del cornetto


 Da anni soffro del CdC, cioè, il complesso del cornetto. E sta peggiorando. Succede sempre in un momento di distrazione, una volta entrata dal fornaio – soprattutto da quello (l’unico) nel mio piccolo paese del Brabante vallone.


Entro nel negozio e c’è tanta gente, forse anche una vicina, la saluto, dandole un bacio e domandando come sta, oppure c’è il fanciullo, che mi ha accompagnato in bici, e che comincia a indicare qualche torta o dolce che vorrebbe comprare, e quei piccoli gesti e parole bastano per distrarmi. Ed ecco che tocca a me ordinare ed ecco che scatta nella mia testa il caos. Comincio a sudare e mentre ordino la “margherita” – che qui non è mica una pizza, ma un insieme di panini che formano una specie di fiore – sfrecciano tante cose nella mia mente, e stranamente, e invano provo a concentrarmi su una cosa sola. E mentre, in una disperata manovra diversiva, tento (adesso in panico completo) di salvare la situazione, ordinando altri sei panini, o perfino una baguette, ripeto sottovoce cento volte la parola “cornetto” in italiano, mi rendo conto che per l’ennesima volta devo darmi vinta al CdC: non ho fatto in tempo ricordarmi la parola in francese. Arresami, vado alla cassa, pago, esco e bestemmio, perché per l’ennesima volta torno a casa, senza croissant.


“Croissant di merda!” dico a tavola, masticando un altro panino, e rimpiango di aver la testa troppo dura per indicare con la mano il cornetto tanto desiderato, e per spiegare alla commessa “uno di quelli lì, per favore”.


E dire che anche in neerlandese si dice “croissant”… Se ci fosse una cura?

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