2010-05-09

Saluti dal Belgio - La vera fede

Foto: proprietà del signor Crèvecoeur, la sbarra tricolore

Dopo il torneo di calcio del fanciullo, che me l’aveva dedicato come regalo per la festa della mamma (la sua squadra aveva vinto facilmente, perché giocavano con uno che era più grande, contro delle squadre più giovani), abbiamo fatto scalo fra Thorembais-Saint-Trond e Thorembais-Les-Béguines. Ogni volta che passavamo sulla chaussée de Charleroi, ci aveva già incuriosito un posto speciale con installazioni di mulini a vento e tante bandiere belghe. Ecco una buona occasione per fermarsi e darci un occhio.
Arrivando al sentiero che dà accesso al terreno, vediamo una macchina, che piano piano fa retromarcia, e dopo un po’ si riavvicina. Nel frattempo abbiamo avuto il tempo di scattare qualche foto della croce e delle foto che ci sono affisse accanto, di qualche mulino a vento dipinto in tricolore nero giallo rosso. Dalla macchina scende il signor Crèvecoeur, che ci spiega che possiamo fotografare tanto quanto vogliamo e che il sentiero infatti rappresenta una via crucis, installata proprio da lui, per ringraziamento della guarigione della sua sorella che era entrata in coma. Ci ha anche aggiunto le bandiere per affermare che il Belgio non deve mai spaccarsi. I mulini a vento, poi, ci sono per ricordarci che la tecnologia moderna ha tanto da offrire. Ci augura una bella passeggiata e ci dice che possiamo anche visitare il suo chiosco, per guardare le foto dei suoi pellegrinaggi, a Međugorju, a Lourdes, a Gerusalemme, e tanti altri posti.
È un giardino meraviglioso, con installazioni di vecchie ruote di bicicletta, piatti inossidabili montati su un asse girevole, palle disco con tanti specchi, bandiere in stoffa, tricolori dipinti su pezzi di legno che si muovono col vento, scatole di plastica in cui sono presentato le stazione della via crucis, personalizzate con foto del proprietario del terreno, il re Baldovino etc. Dietro il chiosco, troviamo perfino un peluche enorme di Pikachu, quel Pokémon giallo, con gli orecchi neri e una macchia rossa sulle guance. In questa parte i mulini a vento sono dotati di un contrappeso che consiste di una lattina di Leffe o una bottiglia di Orval. Una vecchia cassa di birra Leffe è stata abbandonata sotto un cespuglio, vicino ad una mola, anche questa dipinta in nero giallo rosso. Ci domandiamo quale sarà il simbolismo nell’opera in cui è montato uno specchio girato verso il cielo. Forse vorrà indurre alla riflessione…
Più in fondo, c’è un carro agricolo, dipinto in giallo, e ornato di numerosi oggetti (biciclette, campanelle, ruote…) anche essi dipinti nei colori nazionali; c’è un modello in scala di un vecchio mulino a vento (nero giallo rosso) con tante figurine in porcellana,  e addirittura una pietra tombale recuperata da chissà dove, e una madonnina inserita in un recipiente di vetro a forma di pera. Il pezzo di terreno si termina con una doppia sbarra tricolore, come se qui finisse il Belgio, in mezzo ai campi. Notiamo ancora un’ultima stazione della via crucis, in cui è affissa una lettera dal Vaticano, con una foto del signor Crèvecoeur accanto. Torniamo indietro, e mentre ci avviciniamo al chiosco, si riavvicina la stessa macchina, in retromarcia, scende il vecchio, e ci prega di entrare. Una buffata di caldo e di odore di aglio ci viene incontro, chiaramente è molto freddoloso il signor Crèvecoeur. Anche qui, non si è risparmiato la fatica di decorare la proprietà: non gli resta più un centimetro di parete o del soffitto per attaccare ancora delle foto, ci sembra che anche qui una specie di autoesaltazione si lascia intendere… centinaia di foto di tutti i pellegrinaggi, della moglie (addirittura una fiamminga, di Kapellen), di se stesso, affisse dappertutto. Ci racconta anche della sua guarigione miracolosa dopo un incidente in cui è caduto in una macchina, e che lo ha reso handicappato per il settanta percento. Chiaramente, questo pezzo di terreno, i pellegrinaggi, il montaggio delle installazioni - e ci assicura che vengono perfino illuminate la notte - è divenuto l’opera della sua vita. Quando vogliamo partire, ci offre una medaglia della madonna di Lourdes, ne tiene decine in un barattolo nell’armadio. Sarà un nostro portafortuna. E dopo averci domandato di dove siamo, ci racconta ancora che il proprietario dell’edicola del nostro comune ha un dono per guarire la gente, una volta al mese organizza delle sedute, a Glimes, sembra essere veramente forte. Ma, bisogna avere fede, ci aggiunge. Ci augura tutto bene per la vita e mentre torniamo alla macchina, penso che veramente il Belgio esista ancora, soltanto bisogna crederci.

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