Sul canale Youtube di un utente che spedisce tante cose magnifiche è apparso un pezzo di Keith Jarrett, e l’ho guardato e ascoltato con malinconia. Ho conosciuto la musica di Jarrett quando studiavo a Lovanio, l’ho visto una volta al Bozar a Bruxelles e anche se mi è capitata di mettere da parte la musica jazz quasi per anni e che mi sono lasciata tentare da altra cosa, continua sempre a toccarmi. Nel dicembre scorso, quando stavo scorrendo un periodo del passato, mi è venuto in mente un pezzo che mi ha sconvolto un giorno che ero completamente fusa e ne ho scritto: “oggi ho riscoperto Eyes of the heart, pezzo elettrizzante di musica jazz di Keith Jarrett con Dewey Redman, Charlie Haden e Paul Motion del 1974. Anche oggi tocca ogni nervo del mio corpo, mi viene la pelle d’oca, mi si stringe il cuore con ogni vibrazione della percussione, mi mozza il fiato col suono penetrante del sassofono, mi infiamma il pizzicato del contrabbasso finché si tempera il ritmo, scioglie la voce implorante del sassofono e non rimane più che un suono sottile sottile, che svanisce nell’ultimo pizzicato.”
Ma che dissacrazione quando ho visto ieri quel pezzo di video in cui Jarrett insulta il pubblico di Umbria Jazz 2007 a Perugia. Si comporta da signorino e con la sua superbia dà perfino del “assholes” agli uditori e capisco bene la reazione di un tale che scriveva “mo vat' fèr ed pugnètt, Jarrett”. Mi sono sentita veramente offesa e sdegnata, e penso che se ci fossi stato io a quel concerto, me ne sarei andata subito. Ma poi, che soddisfazione quando ho visto la grande reazione a quest’insulto, dagli Industrial Jazz Group, che hanno usato le parole testuali di Jarrett per farne uno sfogo musicale un po’ barocco e un po’ buffo, ma che mette perfettamente a posto l’artista pieno di sé.
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