Foto: anemone nel mio giardino, 14 aprile 2010
Dopo la prima vangatura nell’orto, ho preparato la terra e ci ho piantato le cipolle e gli scalogni, ho seminato degli spinaci, dei piselli, delle fave.
Era una giornata straordinaria: l’aria vibrava del canto degli uccelli, che quest’anno avevano aspettato troppo a lungo per lodare il ritorno della primavera.
Ma che stonatura! Mi sembra che la prima giornata un po’ calda abbia spinto tanti animali appena svegliati dal letargo a buttarsi sotto le macchine che sfrecciano sulle strade. La crudezza di tanti cadaveri schiacciati sull’asfalto: qualche lepre, un fagiano, un furetto, un gatto bianco, una volpe stesa nell’erba sul bordo della strada. Tornata a casa, nella rimessa ho trovato un uccellino, probabilmente ammazzato dal gatto. Addirittura, una giornata primaverile e sanguinolenta.
E mi sono ripromessa di continuare il lavoro nell’orto e di farci l’ispezione ogni mattina prima di andare al lavoro, di cogliere ogni giorno una foglia di salvia e di sfregarlo fra le mani, di annusarlo e farmi resuscitare.
Ma intanto, il tempo mi fa impazzire, mi sveglio col sole, poi sento l’aria fredda di una giornata d’inverno e non ho più voglia di uscire. L’ indomani, le nuvole basse mi rovinano il morale, sono d’umore nero e non riesco a combinare niente. Poi, c’è di nuovo una giornata assolata, calda, e mi occupo dell’orto e del giardino fino a strafarmi, e devo rimettermi, prendere un bagno caldo per attutire il mal di schiena.
Mi lascio vincere dai capricci del tempo: un giorno ho voglia di disegnare, un altro mi trovo a iniziare a scrivere un giallo, poi dopo una pagina lascio stare e ricomincio a leggere. Mi sento come un funambolo, fra cielo e abisso. Maledico questa primavera, elettrizzante e opprimente nello stesso tempo.
Finalmente, una sera, dopo una giornata autunnale, c’è un raggio di sole, e l’ indomani fa bello, sereno, si è calmato il vento, sono ritornate le rondini e anche il battito del mio cuore si fa di nuovo regolare.
Nessun commento:
Posta un commento