2010-03-17

Pezzi del passato - Nozze alla chetichella, ai tulipani e ... al pesce

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Vent’anni fa, aspettavamo il termine dell’affissione del matrimonio al comune di Schaarbeek. Un annetto dopo esserci conosciuti tramite un’amica comune che aveva combinato un primo incontro fra di noi (era un po’ buffa la scusa per rivederci qualche giorno dopo: “ti mostro la mia collezione di dischi di musica africana?”), avevamo deciso di formalizzare la nostra relazione. C’erano tanti motivi per cui non annunciarlo ai nostri parenti: non volevamo trovarci in una situazione in cui tutti comincerebbero a fare proposte per una festa con tanta famiglia e forse anche con della gente a noi ignota. D’altra parte, il fatto che il mio fidanzato era senza lavoro non sarebbe piaciuto a mia madre e il fatto che è orfano, non poteva che complicare le cose, e poi, avevamo già tanta roba da cucina in doppio, era meglio evitare dover sistemare dei regali superflui. E per finire, dopo i miei studi mancati non volevo che i miei fossero costretti a pagare per le nozze. Tuttavia, non potevo evitare di annunciarlo al lavoro, bisognava giustificare l’assenza quel venerdì.
Arrivato il giorno, ce ne andammo al comune, insieme con i testimoni. Non ci sembrava appropriato spendere molti soldi per dei vestiti che si portano una sola volta, e per questo avevamo indossato degli abiti che avevamo da tempo, e che erano in contrasto: io portavo un abito nero, lui un completo bianco, con la camicia nera.
Entriamo nella sala matrimoni civili, che è davvero impressionante (la casa comunale è di stile italo-fiammingo) e c’è un’altra coppia con tanti parenti, che ha scelto la cerimonia alla grande, con un fotografo professionale. Fortunatamente, cominciano con noi, aspettiamo che l’assessore comunale (che buffo! sembra più giovane di noi…) ci abbia spiegato i nostri obblighi e doveri – è fatto presto – per firmare, baciarci e filarcela, insieme con i testimoni. All’uscita, dobbiamo passare sotto una specie di arco di trionfo, con alloro, sistemato lì apposta per l’altra coppia, ed ecco che ci viene lanciato del riso sulla testa: alcuni dei miei colleghi sono venuti, nonostante che gli abbia detto di restarsene in ufficio. Sulla strada di ritorno a casa, compriamo due bottiglie di champagne extra, per i colleghi.
Arrivato a casa, vediamo che c’è la decorazione: c’è un nodo bianco in tulle enorme incollato sulla finestra di fronte. Sono un po’ toccata.
Facciamo una specie di ricevimento improvvisato, con i testimoni e i miei colleghi, e poi, la sera, andiamo al ristorante giapponese, le Shogun. Ci piacciono i piatti al pesce crudo, e piacciono anche ai testimoni.
Il lunedì, c’è una gita con i colleghi, organizzata dal lavoro, andiamo ad Amsterdam, visitiamo il museo Van Gogh, e dopo, facciamo una passeggiata in città. Quando torniamo al pullman, c’è una sorpresa: ogni collega ha comprato un mazzo di tulipani al mercato. Ce ne sono così tanti, che è difficile tornarsene a casa in tram con tutti i fiori e sistemarli senza rovinarli…
E poi, arriva mia madre, all’improvviso. I miei sono andati al mare e ci portano qualche chilo di pesce. Essendo la casa colma di fiori, suppongo che debba saltarle all’ occhio… Le dico: “Sai, ci sono tanti fiori, l’avrai già notato…” e lei annuisce, e poi dico “è perché… perché… ci siamo sposati”. E mi risponde, normalissimo, “ah, ma, pensavo che già ti saresti sposata prima…, beh, allora lascia stare per il pesce, ve lo regalo.”

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