[foto della serie La bottega dei sogni ]
Già fin da piccola mi piace annusare e toccare i
gomitoli di lana e le stoffe che mia madre usava trasformare in maglie e vestiti.
Mi piacevano anche i cestini di vimini e gli oggetti di intreccio che le zie
creavano con la rafia e di che emanava un odore d'estate. Mi ricordo il ruvido della pura lana che irritava la pelle, il tenero
della flanella del pigiama trovato sotto l’albero di Natale, il liscio delle
lenzuola appena stirati, il morbido del velluto azzurro del vestito domenicale ornato
con pizzo, l'odore di frumento e lo scricchiolare del kapok nel cuscino, l’odore penetrante della
lana appena tosata, la cartella di cuoio ingrassato. Era un viaggio dei sensi senza fine.
Ebbene oggi sto rifacendo qualche tappa di questo viaggio mentre sistemando le vecchie stoffe ereditate di recente. Non è soltanto un piacere toccare il pelo del velluto di seta, ma anche l'occhio si rallegra di tanta luce che risplende nei colori che si alternano col sole.

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