2012-09-12

La bottega dei sogni



Ormai posso aprire una bottega. Qualche tempo fa mia madre ha venduto la sua casa per trasferirsi in una casa di cura e ho ereditato una massa di gomitoli di lana, stoffe e panni da poter fare la maglia e i vestiti fino alla quarta età. Poi, come se non bastasse, una parente che stava sistemando e vuotando una dipendenza che presto ci farà dei lavori di ristrutturazione, ci ha affidato l’archivio di long-playing record del padre e tanti bustini di cotone di ricamo quasi antico. Non avevo ancora finito di sistemare il tutto, ed eccomi che ricupero il contenuto di tanti armadi e valigie della zia maggiore di mio marito. La zia Annie ha compiuto novant’anni già qualche tempo fa, e come altri della sua generazione, non ha mai buttato niente. Quando abitava ancora a Bruxelles, s’è comprata una casa per il weekend in un piccolo paese nelle Ardenne, che le case ci costano soltanto uno spicchio di quelle in città. Poi diciamo casa, però, la si deve immaginare più grande, direi proprio vasta perché prima è stata l’unico bar del paese e si trovava nel posto più strategico, a due passi della chiesa, del cimitero e della casa di cura per anziani. Quando è andata in pensione, si è trasferita alla casa di vacanze.
Io ci sono stata solo qualche volta tanti anni fa, e i miei ricordi vaghi l’avevano già rimpiccolita quasi fino a dimensioni nane. Altro che nana l’ho ritrovata gigantesca, con il salone a dimensione di pista da ballo, il dormitorio in cui trent’anni fa, dormiva una decina di figli e nipoti, la dipendenza che avevano aggiunto per poter alloggiare ancora più parenti, la cantina, piena di stoviglie in disuso e conserve di frutta da mangiare fino all’eternità. Sua figlia aveva già fatto un lavoro titanico, perché una volta tutte queste stanze erano stracolme di cimeli, mobili, tappeti, piante, poltrone, sedie, quadri e tutto quei oggetti che una vecchia persona può aver collezionato durante la sua vita. Conservava rigorosamente tutto, anche dei relitti, perché non si sa mai se tornano utili più tardi. 
Tuttavia quello che per la mia futura bottega è più rilevante è che quelli della generazione precedente, dal lato del padre, sono stati commercianti in articoli per la chiesa: vendevano tessuti per casule, nastri, fili d’oro e d’argento e merletto e sembra che fabbricavano anche paramenti liturgici. Perfino la statua della S. Maria d’Anversa della cattedrale (http://www.flickr.com/photos/9333849@N03/2925839463/) è stata vestita da loro. Poi, non so com’è andata, forse i figli non s’interessavano al commercio oppure con i tempi che stavano cambiando, non ricevevano più tanti ordini, insomma il commercio ha chiuso e i figli si sono trovati con tanta merce rimanente e in fin dei conti una parte del magazzino è capitato da qualche nipote, qualche figlia e per finire una parte sostanziale l’abbiamo ritrovata nella soffitta e negli armadi della casa di zia Annie. 
A vederle nella soffitta, sotto la polvere, quelle vecchie scatole e quelle valigie di carta sporche sembravano buoni da buttare nella munnezza. Poi quando le ho aperte, sono rimasta meravigliata (Devi sapere che mia madre mi ha insegnato a fare la maglia, a cucire, a ricamare, ancora prima che lo facessimo a scuola e così mi ha incusso il rispetto per i lavori femminili, anche quelli più minuti. Da piccola mi ero anche messa in testa di diventare merlettista a Brugge. Purtroppo, non sono mai andata oltre annodare semplici reti da ricamare per le mie finestre): ci ho trovato pieno di passamaneria, nastri, lana e trami da ricamare, pezzi quasi finiti in piccolo punto, stole, filo d’oro e pezzetti di lino e tessuti lussuosi che da qualche generazione non hanno più visto la luce, al massimo avevano servito di nido a un topolino con la cucciolata. 
Ho portato il tutto a casa e adesso sto scoprendo nastro dopo bobina dopo gomitolo dopo pezzo di stoffa, tutto quel ben che una volta era destinato alla gloria di Dio e mi sto immaginando cosa ci farò di bello.


[Il capolavoro ripescato: un Agnello Mistico ricamato in filo d’argento e oro]

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