Ecco la mia collezione di sogni, pensierini, fotografie, storielle, musiche e citazioni. Nonostante aggiorni queste pagine solo sporadicamente a seconda dell'ispirazione, del mio stato d'animo e delle circostanze, ho l'intenzione di caricare ogni inezia che possa far durare il viaggio nella mente.
2012-02-09
Chiodo fisso - L'emigrata di mente
Anche oggi manca qualche vagone al treno mattutino. Qualcuno riesce a inserirsi ancora nella massa che sta in piedi nel vestibolo, prima che si chiudano le porte con un colpo secco. Ancora un attimo strusciano i piedi avanti e indietro. Un po' imbarazzati per la vicinanza fisica cercano di darsi un contegno... c'è chi assume un atteggiamento composto, chi guarda i piedi, chi il capotto del vicino. Poi, il treno si mette in moto, la massa si agglomera e l'insieme comincia a dondolare senz'alcun rischio di cadere, ben stretto, sembra un blocco che nella sua stabilità si muove in direzione dell'unica metropoli del paese. Hanno caldo, ad eccezione di quelli che sono pressati contro la porta, le gelano i piedi perché il freddo penetra dalle fessure. Lei sente la pressione della porta sulla schiena e le assale il morbo del fornaio, chiude gli occhi e si lascia andare, provando a restare stabile nel movimento. Nella mente inizia un viaggio lontano in un paese caldo, si trova in una "bâchée" che si riempie; all'inizio avresti pensato che ci entrassero soltanto dieci adulti, però dopo un'oretta si mette in moto con almeno sedici adulti e un bimbo, un fanciullo che viaggia solo e piange, quattro galline, due sacchi di riso e una vecchietta tutta pelle e ossa che si ficca fra lei e la donna col neonato. Per ore le scosse della macchina (ovviamente priva di sospensioni) nei buchi della pista si ripercuotono in ogni sua vertebra, mentre pungono le ossa della vecchietta nelle sue anche e fianchi. Il fanciullo nel frattempo ha smesso di piangere e si concentra sul pescare delle caccole dal naso. Ognuno nella propria pochezza e nello spazio limitato che gli è concesso subisce lo spostamento in modo accelerato con la pazienza della bestia mansueta.
Di scatto si sveglia che la porta si apre, si gira meccanicamente e si confonde nel flusso che scende le scale, giù, giù, attraverso la galleria che vomita migliaia di pendolari sulla strada della città. Intanto la sua mente è restata indietro. Forse, un bel giorno d'estate, ritornerà.
El emigrante (Juanito Valderrama)
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