2012-02-14

Chiodo fisso - In volo libero

Foto: radunno delle cornacchie al mulino
a vento, Roux-Miroir
Seduta sulla panchina della piccola stazione un po’ squallida guardava il cielo invernale in cui il vento sembrava impazzito e provava a mandare a quel paese le nuvole grigie che volavano basso, le scacciò per lasciare un buco azzurro, che più in alto subito si riempì di nuovo di grigio e così fluttuavano diversi strati di nuvole in direzioni contrarie. E di scatto apparve un volo di cornacchie, dal vento guidate, sparpagliate, raggruppate. Sembravano fare un ballo disorganizzato di sagome nere sul sottofondo di piombo, per disperdersi in uno svolazzamento, emettendo dei gridi che assomigliavano al sibilo del vento che scuote i fili sopra il binario.

Continuava a fissare il cielo freddo in movimento continuo. Da piccola aveva avuto un sogno ricorrente in cui sapeva volare. Per sollevarsi, bastava girare a sinistra tante volte, poi battere le braccia diventate ali e cercare il flusso d’aria e bisognava sempre credere e restare convinta di potercela  fare, altrimenti sarebbe caduta. In quei sogni mai e veramente mai era caduta, anche se talvolta aveva faticato ad alzarsi e a trovare il flusso che la portò via. Adesso di tutto questo le restavano ancora l’idea di leggerezza, forse anche di un’assenza di tempo, un vuoto infinito tutt’attorno in cui flottava e la consapevolezza della vita che lasciava indietro laggiù, la gente, le case, i pensieri, tutti rimpiccoliti, futilità. Contavano soltanto la carezza del vento, il volo, il movimento senz’alcuno sforzo… e una quantità immisurabile di 'adesso'.

Partito il treno, restava sola per qualche tempo sulla piattaforma, guardando il cielo. Poi si alzò dalla panchina, fece qualche giretto a sinistra, battè le ali un po’ incerta, si sollevò in un volo grazioso e sparì nella direzione opposta del treno.


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