2011-07-26

Trop, c'est too much


Foto: Sborda l'acqua dallo... stivale

Oggi è impossibile lavorare in ufficio. Da quando sono arrivata, ogni cinque minuti sobbalzo dallo strepito dei martelli pneumatici, che prendono d’assalto qualche parete sotto il mio posto. Provo a installarmi nell’ufficio di una collega assente, dall’altra parte dell’edificio, ma ci trovo soltanto la docking station senza laptop. Sento che il sangue mi scorre veloce nelle vene, sono in preda alla rabbia, sbatto la porta una due tre volte e vado fuori a sfogarmi, camminando un po’ nell’aria umida, sotto il cielo grigio troppo basso della città. È stracolmo il secchio, sborda l’acqua (de emmer loopt over, de maat is vol) diciamo in neerlandese (o anche “trop, c’est too much”) quando diventa insopportabile una situazione. Mi dico che forse sto esagerando, mi sforzo a calmarmi, ritorno in ufficio, e provo a non mostrare alcuna reazione al fracasso. Sfoglio qualche pagina sulla rete, guardo qualche webcam, leggo le cattive previsioni del meteo e comincio a sentirmi malata allo stomaco, mi rammenta la sensazione che ho provato tanti anni fa, a Guadalupa, quando, dopo giorni di pioggia, ho visto passare il mio sandalo in una specie di ruscello, davanti alla tenda, in direzione della spiaggia. Anche oggi mi fa schifo quest’umidità, la sensazione di essere impregnata come una spugna, di essere gravida d’acqua come le nuvole e di essere gravida di rabbia , perché ricominciano gli operai, battono il martello, segano, smantellano il piano di sotto. Nella mia testa gira e rigira: partirsi dal pandemonio. E di colpo la citazione di Hostos “Hay momentos en un reloj que son siglos en el alma” mi pare una maledizione.

Nessun commento:

Posta un commento