2011-05-07

Tenere o non tenere... il tempo

Ho cominciato a studiare lo spagnolo nel settembre scorso e già dall’inizio ho preso l’abitudine di tradurre i miei appunti in italiano. Essendo consapevole del fatto che traducendo tradisco, di tanto in tanto quest’automatismo mi confonde, soprattutto quando le differenze sembrano piccole, come con “me” e “mi” e “se” e “si”, che in spagnolo sembrano usati in modo opposto. Si a mí no me gusta, allora a me mi piace . Mi domando perfino se lo avrebbero fatto apposta per imbrogliare i miei pensieri… D’altronde ho già capito che in spagnolo non puoi spalmare del burro sul pane, sennò sei un asino. E mentre ci sono delle parole che suscitano confusione o mi fanno ridacchiare, ce ne sono altre che mi fanno una certa impressione, come el árbol, l’albero, che sembra più forte di una quercia in spagnolo oppure el desamor che soltanto si lascia tradurre in musica, per esempio cantata dalla voce un po’ ‘sporca’ di Concha Buika. Ma più di ogni cosa che ho imparato durante quest’anno scolastico, mi fa meditare sulla realtà il verbo tener. Mentre in italiano si usa avere, come in neerlandese hebben, in francese avoir o in tedesco haben, che esprime uno stato immobile, fisso, il verbo spagnolo tener mi dà sempre un’impressione di agilità, mobilità, di uno snapshot.  Facendo sempre l’associazione al significato di “stringere una cosa in modo da non lasciarla cadere o sfuggire”, mi pare che tener tiempo esprima esattamente quell’idea di tempus fugit nella Passacaglia della Vita di Stefano Landi. Mi rammenta allo stesso tempo la storia della mano che disperatamente si strinse così che la sabbia sfuggì tra le dita.  Bisogna quindi tenere il tempo con tenerezza, senza sforzo, che duri più a lungo.

(clicca qui per trovare more time)

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