2010-04-02

Saluti dal Belgio - De brug van Willebroek/Il ponte di Willebroek

Foto dall’archivio del comune di Willebroek, trovato sulla rete

Sono nata a Willebroek, comune nella provincia di Anversa, vicino al Rupel, un fiume che sbocca nella Schelda, che poi, dopo aver attraversato Anversa, si immette nel mare del Nord. La partebroek, non indica mica i pantaloni, ma il fatto che il posto si trovava nella palude, il che è completamente ignorato da mio figlio, che con piacere ha battezzato il comune Billenbroek, cioè “pantaloni per le cosce”. Di ricordi a Willebroek, ne ho alcuni, soprattutto dalla gioventù. Penso che fra 1990 e la morte di tante nonneke, mia zia-suora, non ci sia più stata. Siccome passavamo ogni domenica dai nonni a Blaasveld, dovevamo attraversare Willebroek, via il suo ponte sopra il canale, una costruzione enorme in ferro, adesso catalogato come monumento industriale.
Dall’altro lato del ponte sollevabile si trovava la fabbrica di carta De Naeyer, dove lavorava mio nonno e dove ha perso qualche dito in una macchina. Insieme con “Den Ijzeren”, una ditta di costruzioni metalliche, una fabbrica di coke e una fabbrica di ammoniaca, era una delle quattro grandi ditte industriali che vi erano insediate e mi rammento il comune in quel periodo come una “Stinkstad”, città che puzza, così fetente come Vilvoorde.
Dal 1952, il nuovo ponte collega le due parti del comune che erano piuttosto appartate malgrado ci fosse un ponte provvisorio, costruito dopo la distruzione di quello girevole nel 1940. Sul canale Bruxelles - Willebroek passano sempre tante navi, e così dovevamo aspettare regolarmente che finissero le procedure di apertura/chiusura. Durante la sosta, spesso i miei ci raccontavano delle storie di un tale che era restato sul ponte mentre lo sollevavano, o di un altro che era caduto nel canale… Penso che queste storie mi abbiano fatto impressione a tal punto che ne facevo degli incubi. Ho vissuto un periodo in cui, quasi ogni notte, facevo lo stesso incubo: partivo in macchina con mia madre che guidava. Arrivate davanti al ponte, lei scendeva dalla macchina per domandare la strada e, d’improvviso, la macchina si metteva in moto e prima che potessi toccare il volante, cadeva nel canale. Udivo il gorgoglio dell’acqua che entrava nella macchina, e sobbalzavo. Si è ripetuto quest’incubo per qualche mese, poi è finito.
Ci ho ripensato l’altro giorno, quando abbiamo comprato un mazzo di fiori in un negozio, vicino a quel ponte. Era strano, ma quando vi ho sentito parlare il mio dialetto (cioè, quello di mia madre), fin da subito mi sono sentita a casa, e ho risposto con le stesse vocali, un po’ collose, di quella terra argillosa, e non sono passata per un forestiere.
Quel famoso ponte di Willebroek viene anche chiamatoVredesbrug, Ponte della Pace, o Brug der Zuchten, Ponte dei Sospiri, a causa dell’attesa, che vi si fa sempre lunga.
E di recente ho riscoperto su un antico disco di vinile la canzone di Wannes van de Velde, in cui racconta la sua sventura con il ponte: ogni volta che vuole andare ad un incontro sia importante (con il re, o il governo), che amoroso (con Jane Fonda) o perfino all’aldilà, resta bloccato davanti al ponte.

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