Fonte foto: http://www.cpex.be/news
Benché il Belgio sia piccolissimo (la distanza tra il paese più all’est, Büllingen, e quello più all’ovest, De Panne, è soltanto di 315 km), esistono ancora tanti dialetti diversi e la gente del Limburgo non capisce quella delle Fiandre dell’ovest, perlomeno se non comunica in Algemeen Nederlands, il neerlandese standard. Anche se negli anni 1960 hanno cominciato a trasmettere dei servizi educativi per meglio far conoscere agli spettatori l’ABN (in quei tempi veniva chiamato Algemeen Beschaafd Nederlands o neerlandese universale civilizzato), il dialetto continua a persistere. Dopo la campagna devastante contro il dialetto (hanno quasi strozzato la parlata locale) molti hanno smesso di parlarlo con i propri figli. D’altra parte ho l’impressione che certi dialetti, come l’Aentwaerps (dialetto di Anversa), siano diventati persino più influenti che vent’anni fa. Bisogna segnalare l’illustrissimo sito http://www.antwerps.be/, che offre un dizionario, un capitolo sull’ortografia, espressioni e detti e tanti testi di canzoni, e si vede che è un sito che vive, ogni giorno c’è qualcosa di nuovo. Antwerpen è stata una città importantissima per il commercio nelle Fiandre del 500 e godendo del suo posto al centro della regione fiamminga, il suo dialetto viene compreso abbastanza bene anche nelle altre parti della regione fiamminga.
Mia madre, essendo della provincia di Antwerpen, mi ha tirata su insegnandomi la sua lingua, un dialetto (deprecabile per tanti fiamminghi) campagnolo di Blaasveld, che si avvicina un po’ all’Aentwaerps e ha tante vocali impronunciabili per la gente forestiera (ho provato a insegnare a mio figlio la pronuncia di prôïəməmboeəm, cioè prugno… tutta fatica sprecata era). Forse per ciò ho un debole per qualche canzone in quel dialetto. Ce ne sono tante, ma non tutte raggiungono il perfetto equilibrio fra cadenza, registro di lingua e schema rimico come per esempio Dikke Lu dei The Clement Peerens eXplosition. È il prototipo della volgarità condensata in soltanto qualche riga di rime, rinforzata di chitarre elettriche furibonde. Ammetto che ci vuole una certa considerazione per il rock selvaggio per poter apprezzare quel pezzo, ma chi capisce il discorso deve riconoscere che ogni parola buttata fuori quadra esattamente con lo sfogo contro Dikke Lu, quel porco che non sa tenere le mani a posto e chissà s’è fottuto la ragazza del cantante. Ma chi sono quei Clement Peerens eXplosition? È una storia un po’ complicata: è cominciata nel 1988 con un programma alla radio, chiamato Het Leugenpaleis , il palazzo delle bugie, - con lo stesso Bart Peeters e Hugo Matthysen di Dag Sinterklaas (Matthyssen ne era lo sceneggiatore) - in cui venivano invitati tanti personaggi inverosimili, sempre interpretati da loro stessi.
Il programma alla radio è stato seguito da una serie televisiva con quel umorismo assurdo tipico belga. Uno dei personaggi che ci figurava regolarmente era Clement Peerens, intenditore di musica pop di Anversa, un tizio rude, coi baffi e occhiali da sole, che dava notizia delle vicende di pop star nel suo saporoso dialetto Anversese. Insieme con Ronny Mosuse fondano The Clement Peerens eXplosition, una parodia sui rock o metal gruppi duri. Le loro canzoni trattano soprattutto di argomenti macho sulle donne e problemi da bar. L’ilarità dei testi e il loro suono heavy incitano al successo. Un’altra mia canzona preferita dei Clement Peerens eXplosition è, Boecht van Dunaldy porcheria da Aldi (supermercato a prezzi ultra bassi), in cui Clement si lamenta della qualità scadente del vino che ha tracannato e del male che lo colpisce dopo la sbornia e che lo fa sentire come un coniglio che si è beccato la mixomatosi(!) o ancora Vinde gah m'n gat (ni te dik in deze rok?), non trovi il mio sedere (troppo voluminoso in questa gonna?) Ma adesso lasciamo stare la musica heavy e lo sfogo in dialetto.

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