2013-01-23

Dolore per il popolo del Mali

Il musicista di strada suona "those were the days my friend, you thought they'd never end" e penso all'anno scorso, sembrava che non volesse finire. Fu un accumulo di spese impreviste, disagi, mancanza di idee e soprattutto di energia per realizzarle. Nella sala d'ingresso della banca che aveva cambiato nome qualche tempo fa, uno schermo enorme proclamava: "customer satisfaction", una questione che non le interessava un cazzo oggi, anche perché continuava il gelo e doveva camminare all'ufficio scivolando sulla ghiaccia. E poi stava pensando alla caldaia che dopo almeno sette visite del tecnico continuava a inceppare. "Customer satisfaction", una grande frustrazione dell'anno scorso, un anno di asciugacapelli, svegli, lampade e trasformatori, macchine da fare il pane, lavastoviglie e lavatrici rotti, e per finire e allo stesso tempo assicurare la continuità nell'anno nuovo, una caldaia che continuava ad inceppare.
E poi c'è la consapevolezza che tutto quel rottame non è niente rispetto a quello che ora sta vivendo la gente comune nel nord del Mali. Basta un solo rapporto sulla situazione laggiù e si sente un dolore e indignazione enorme. Solo perché c'è stata, ha visto quella gente anni fa: il sorriso aperto, la libertà stampata in faccia, le strade piene di gente, il mercato pullulante di vita, ha preso il tè accanto alla strada, chiacchierato di tutto con amici di amici, ascoltato la musica - che meraviglia di musica, che meraviglia di profumi e colori - che meraviglia la gente che passa, la schiena dritta di chi si sente libero e rispettato.
Tutto ciò con l'instaurazione della sharia lo hanno stroncato: più nessuno nella strada, il mercato deserto, musicisti che ricevono frustate per suonare, o addirittura per possedere un CD, donne che non possono vestirsi come vogliono e non possono più uscire dopo le dieci della sera. In nome della legge ti frustano, ti amputano una mano o un piede, e tutto quello per così dire per la gloria di dio. Viene applicato una legge che la gente non vuole, una legge che "porta alla felicità, al paradiso". Lo ha detto bene quella madre musulmana di un giovane cui mano è stata amputata e che hanno lasciato senza cura per le ferite: chi calpesta la libertà e la dignità altrui non è un buon credente, ma un criminale e deve essere perseguito e condannato. Spero che "those days" finiscano presto...

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