2012-11-13

Chiodo fisso - il letamaio



La settimana scorsa abbiamo fatto un giro alle feste del San Martino di Tourinnes-la-Grosse, un piccolo paese del Brabante Vallone. Ogni anno si può visitare una serie di botteghe e mostre di artisti di ogni genere, alcuni in un'atmosfera pittoresca. Così abbiamo scoperto la fattoria secolare d’Agbiermont, una vasta proprietà, con tante stalle, granai, un ampio cortile e nel centro il tradizionale letamaio bucolico.

Nel fresco dell'alba, il sole appena alzato sopra il tetto faceva risplendere nell’aria l’oro della paglia e il bianco del fumo, dando alla scena un’aura di mistero e il sospetto che qualcosa formicolasse al di sotto della superficie. Proprio quella scena evocava un ricordo di mio padre. Capisco che a quel punto pensate "che strano abbinare un letamaio alla commemorazione di un genitore". 

Bisogna spiegare quindi che da piccola, quando facevamo un giro insieme in bicicletta o in macchina, mio padre non voleva mai prendere la stessa strada due volte. Aveva quel chiodo fisso di voler scoprire altri itinerari, altri luoghi. Quello era il suo lato avventuroso che mi sembra di aver ereditato da lui. Non piace neanche a me seguire sempre lo stesso percorso, la mia curiosità mi fa sempre deviare – a volte causando lo scontento della mia famiglia – e spesso succede così che mi perdo, che capito in un vicolo cieco o in un sentiero impraticabile e devo ingranare la retromarcia. 

In ogni caso, tutte le strade di campagna della mia infanzia sembravano terminare sul letamaio di qualche fattoria persa fra i campi. Può darsi che qualcuno mi accusi della mancanza di rispetto per mio padre, ma per me, la vista di un letamaio, fornitissimo e se possibile anche adornato da un bel gallo che canta, è sempre una sorpresa stimolante che mi rende ancora più convinta che la vita è più bella senza GPS.

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