Un’altra notte stava per frantumarsi con i soliti
strilletti persistenti del codirosso spazzacamino che aveva preso il suo posto
fisso sul davanzale della sua camera. L’orecchio riprese l’eco degli strilletti e
amplificò il suono fino a che non riuscì più a tenere sotto controllo i nervi. Saltò
dal letto, aprì la finestra e cacciò l’uccellaccio, poi andò al cesso e pisciò.
Un quarto d’ora dopo uscì e cominciò a camminare con passi giganteschi sulla strada bagnata ancora buia sotto le nuvole basse. Stava sempre camminando lesto lesto che sparirono le ultime case del paese dietro le sue spalle e iniziò a sentire una specie di liquido che affluiva alla testa, sembrava una marea nera che allagava la cavità del cranio fino al troppopieno. Era un liquido viscoso che veniva premuto in tutte le direzione e che non lasciava più spazio per qualunque pensiero, la abbandonava nel mezzo dei campi, sottolineava lo strillo acuto continuo.
Si fermò e si mise a cantare Maria Giuana.
Si fermò e si mise a cantare Maria Giuana.

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