2012-02-23

Chiodo fisso - Vagabondaccio di lusso


Oggi, arrivata alla stazione scendo dalla macchina e mi accorgo di aver lasciato a casa la borsa col portafoglio, il telefonino, i documenti. Siccome sono arrivata tre quarti d’ora prima del solito, esito un attimo se tornare a casa, però col serbatoio quasi vuoto non mi sembra una buona idea. Salgo sul primo treno senza vedere il conduttore. Il treno è a metà vuoto, la gente sembra addormentata. Penso all’incidente ferroviario di Buizingen di due anni fa e a quello di ieri a Buenos Aires e mi sento in parte tranquillizzata di trovarmi nel terzo carro. Poi m'immagino cosa dirò al conduttore se mi domanda il biglietto. Mi sento fiduciosa: non potrà fare niente se gli dico che viaggio senza biglietto né documenti e che non ho nemmeno il becco d’un quattrino. Mi piace perfino l’idea di essere per un giorno una senza documenti, un vagabondo, anche se una volta arrivata al lavoro, posso chiedere un collega di prestarmi del denaro per fare benzina. Mi da lo strano sentimento di essermi liberata da ogni cosa inutile per vagare nell’essenza primaria dell’esistenza. Di sicuro è un inganno, è un vagabondare di lusso, che posso invertire di scatto, quando mi pare. E questo mi rammenta quell’espressione tedesca “Wohlfühl-Migrant”, trovata in un articolo sui giovani migranti tedeschi che qualche anno fa si sono trasferiti a Barcellona per farsi una vita e una carriera e adesso con la crisi si ritrovano al punto di partenza. No, non mi piace questo concetto dell’emigrante o del vagabondaccio di lusso. Preferisco stare dove sono, viaggiare nella mente e cercare di liberarmi man mano del superfluo…

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