Chiodo fisso - Vagabondaccio di lusso

Oggi, arrivata alla stazione scendo dalla macchina e mi accorgo di aver
lasciato a casa la borsa col portafoglio, il telefonino, i documenti. Siccome
sono arrivata tre quarti d’ora prima del solito, esito un attimo se tornare a
casa, però col serbatoio quasi vuoto non mi sembra una buona idea. Salgo sul
primo treno senza vedere il conduttore. Il treno è a metà vuoto, la gente
sembra addormentata. Penso all’incidente ferroviario di Buizingen di due anni
fa e a quello di ieri a Buenos Aires e mi sento in parte tranquillizzata di
trovarmi nel terzo carro. Poi m'immagino cosa dirò al conduttore se mi domanda il
biglietto. Mi sento fiduciosa: non potrà fare niente se gli dico che viaggio
senza biglietto né documenti e che non ho nemmeno il becco d’un quattrino. Mi
piace perfino l’idea di essere per un giorno una senza documenti, un vagabondo,
anche se una volta arrivata al lavoro, posso chiedere un collega di prestarmi
del denaro per fare benzina. Mi da lo strano sentimento di essermi liberata da
ogni cosa inutile per vagare nell’essenza primaria dell’esistenza. Di sicuro è
un inganno, è un vagabondare di lusso, che posso invertire di scatto, quando mi
pare. E questo mi rammenta quell’espressione tedesca “Wohlfühl-Migrant”, trovata
in un articolo sui giovani migranti tedeschi che qualche anno fa si sono
trasferiti a Barcellona per farsi una vita e una carriera e adesso con la crisi
si ritrovano al punto di partenza. No, non mi piace questo concetto dell’emigrante
o del vagabondaccio di lusso. Preferisco stare dove sono, viaggiare nella mente
e cercare di liberarmi man mano del superfluo…
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