2012-02-01

Chiodo fisso - Lo scrittore pezzente




Nel treno mattutino c’è il giovane che sembra l’attaccapanni dei propri vestiti da quanto ha smesso di mangiare: un giorno si pasce d’incanto, un altro di dolore. Oggi è palesemente quello del dolore del doversi tirar su per salire nel vagone, del sedersi con la testa incassata tra le spalle. Lancia uno sguardo da cane bastonato sul foglio bianco e con un sospiro si mette a scrivere una lunga lettera piena di punti interrogativi e tante “P” di piombo che pesano sulla sua presunta anima incompresa. Con ogni parola pianta un chiodo ben fisso nel muro della sua disperazione, all’inizio sistema i suoi pensieri ben allineati e dritti come pioppi accanto al Po, poi passa dal perché e dal percome alla partenza, alla passione spenta e alle promesse e progetti mai compiuti. Porca pernacchia!  Il suo pizzicato si perde nel patetico invocare pietà per il suo patire le pene di un amor perduto e purtroppo, provando e riprovando ad uscire dall’incoerenza delle sue parole, ne dimentica il senso e guarda perplesso le righe diventate ormai una mera sfilata di lettere d’alfabeto, che si confondono e si lanciano in una tarantella ipnotizzante. Decide esaurito che per oggi basta. Domani riprenderà la penna, chissà con piacere, per un pezzo di poesia pura.

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