2012-01-24

Chiodo fisso - La donna della stazione

C’è la donna che sta aspettando il treno guardando intorno ansiosa di individuare la persona “giusta” per stamattina, cioè una che sta in accordo con i colori dei propri vestiti – e precisiamo che veste sempre colorato, persino un po’ chiassoso. Aspetta e guarda, però oggi non c’è da scegliere un vicino di vettura, tutti sembrano vestiti da corvi di malaugurio, di un colore che non sapresti dire se tendesse al blu o al carbone. Ed ecco che il treno arriva e lei sta sempre scrutando la folla che affluisce sulla piattaforma ma sembra trovarsi su un binario morto, come in un vecchio brano di film in bianco e nero -  una scena sulla deportazione - e la fiumana si getta nei vagoni e partito il treno resta sola e scorre la sua esistenza volatile, quasi diresti un uccellino tropicale smagliante, sospeso, catturato nel vuoto. Poi, di scatto si muove, estrae il telefonino e con un gesto automatico digita il numero dell’ufficio. Avverte che ha ancora perso il treno.
Questa mattina, al contrario delle sue abitudini, la donna della stazione sale nel primo treno che arriva e si siede accanto a un quarantenne in abito blu grigio. Un attimo prima della partenza, di fronte a lei, capita una tale un po’panciuta, col cappotto di lana rosso caldo e calze rosso vermiglione che discordano a meraviglia con la sciarpa blu caraibico. Già si sente anima gemella e la studia con attenzione. Si siede e apre il cappotto rivelando una gonna blu di una stoffa stampata con piccole macchine bianche in stile anni sessanta. Sui bottoni bianchi del suo golfino rosso fuoco splende un disegno infantile di bestia arancione e al dito porta un anello con un disegno di gufo decorato a smalto. Apre la borsa di tessuto fiorito con fodera di velluto color verde blu; con una mano sposta il contenitore per il pranzo (da fata turchina!) e con l’altra ne estrae un libro, intitolato “rivoluzioni fra storici”. Comincia a leggere, visibilmente divertita. Il tizio accanto si concentra sulla rivista di moda e design, con tante immagini di case che contengono un vuoto studiato; l’unica frivolezza che si è permessa è una sciarpa con righe ben strette di colori severi.
Immagina con malizia che chissà un giorno, spaventato dall’idea di dover tornare in una casa totalmente in disordine, si servirà della stessa sciarpa per strozzare sua moglie quando gli annuncia la sua gravidanza. Ridacchia e distoglie lo sguardo.
Intanto le rivoluzioni fra storici continuano a evocare un sorriso sul viso tondo della fata turchina.
Mentre il treno entra in stazione, il ipod comincia a suonare “j’arrive à la ville” di Llhasa. “Sarà una giornata bellissima”, decide la donna della stazione. All’uscita laterale, come sempre saluta con una moneta e un sorriso il mendicante con la fisarmonica, che sta suonando “if I were a rich man”.

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