C’è la donna che sta aspettando il treno guardando intorno ansiosa di
individuare la persona “giusta” per stamattina, cioè una che sta in accordo con
i colori dei propri vestiti – e precisiamo che veste sempre colorato, persino
un po’ chiassoso. Aspetta e guarda, però oggi non c’è da scegliere un vicino di
vettura, tutti sembrano vestiti da corvi di malaugurio, di un colore che non
sapresti dire se tendesse al blu o al carbone. Ed ecco che il treno arriva e
lei sta sempre scrutando la folla che affluisce sulla piattaforma ma sembra
trovarsi su un binario morto, come in un vecchio brano di film in bianco e
nero - una scena sulla deportazione - e la fiumana si getta nei vagoni e partito
il treno resta sola e scorre la sua esistenza volatile, quasi diresti un
uccellino tropicale smagliante, sospeso, catturato nel vuoto. Poi, di scatto
si muove, estrae il telefonino e con un gesto automatico digita il numero
dell’ufficio. Avverte che ha ancora perso il treno.
Questa mattina, al contrario delle sue abitudini, la donna della stazione sale
nel primo treno che arriva e si siede accanto a un quarantenne in abito blu grigio.
Un attimo prima della partenza, di fronte a lei, capita una tale un
po’panciuta, col cappotto di lana rosso caldo e calze rosso vermiglione che
discordano a meraviglia con la sciarpa blu caraibico. Già si sente anima
gemella e la studia con attenzione. Si siede e apre il cappotto rivelando una
gonna blu di una stoffa stampata con piccole macchine bianche in stile anni
sessanta. Sui bottoni bianchi del suo golfino rosso fuoco splende un disegno
infantile di bestia arancione e al dito porta un anello con un disegno di gufo
decorato a smalto. Apre la borsa di tessuto fiorito con fodera di velluto color
verde blu; con una mano sposta il contenitore per il pranzo (da fata turchina!)
e con l’altra ne estrae un libro, intitolato “rivoluzioni fra storici”. Comincia
a leggere, visibilmente divertita. Il tizio accanto si concentra sulla rivista
di moda e design, con tante immagini di case che contengono un vuoto studiato; l’unica
frivolezza che si è permessa è una sciarpa con righe ben strette di colori
severi.
Immagina con malizia che chissà un giorno, spaventato dall’idea di dover
tornare in una casa totalmente in disordine, si servirà della stessa sciarpa per
strozzare sua moglie quando gli annuncia la sua gravidanza. Ridacchia e
distoglie lo sguardo.
Intanto le rivoluzioni fra storici continuano a evocare un sorriso sul viso
tondo della fata turchina.
Mentre il treno entra in stazione, il ipod comincia a suonare “j’arrive à la ville” di Llhasa. “Sarà una giornata bellissima”, decide la donna della
stazione. All’uscita laterale, come sempre saluta con una moneta e un sorriso
il mendicante con la fisarmonica, che sta suonando “if I were a rich man”.
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