2011-09-16

Abro la ventana - Schegge della vita quotidiana




Sempre di più la mia vita assomiglia ad una concatenazione di schegge pezzi colorati una fotografia un quadro uno sfiorare di un sentimento. Come in un giro in giostra sfilano immagini e roteo mulino transito in macchina sulle onde del paesaggio fra vallette nebbiose e dossi assolati che stanno aspettando l’arrivo sia del cavapatate sia dell’erpice e navigo fra frutteto e campo ascoltando Lhasa con La marée haute e dopo la foresta di mille tronchi e foglie che appassiscono arrivo in città, alla stazione, sul primo binario sfila la gente che scende dal treno. Nel vagone, restando in piedi vedo sfilare edifici ponteggi e ponti cimiteri case popolari code di macchine campi e corvi, frammenti di conversazioni mattutine si mischiano con pezzi di film di quotidiani di e-book e tante strisce di aerei nel cielo; un cristo crocifisso spunta da dietro un campo di mais, serre e case e gente in fretta, un campo colmo di oche che si stanno preparando per il viaggio al sud, cavalli e pecore e migliaia di macchine nuove sull’impianto della VW, la tangenziale bloccata da overflow di traffico… e continua il treno fra il nomansland dei binari di raccordo, la vegetazione scarsa sul pietrame, strade e case grigie costruite troppo vicino alla ferrovia, poi frena, frena e si ferma. Il giro essendo finito, ecco che il flusso della gente esce come escono le pallottole dalla mitraglia ta-ta-ta-ta-ta i tacchi sul pavimento il lamento d’acciaio dei treni in arrivo che non la smettono di frenare il flusso scorre giù dalle scale dentro il condotto, nel corridoio un addetto alla pulizia sbarra col carrello il passaggio verso l’uscita, un lampo di paura (che avessero buttato una bomba nella spazzatura?) e poi liberatami dal flusso, fuori, le sirene dell’ambulanza i clacson e fortunatamente il mendicante che salutandomi sta suonando un valzer, per terra un ciuffo di capelli neri scappata da una pettinatura africana, un collega che passa senza salutare e l’ascensore, il corridoio illuminato, l’ufficio… e apro la finestra.